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Il ruolo delle emozioni nella performance - Tecniche di rilassamento

Le emozioni rappresentano l’equivalente psichico dei dispositivi sensoriali, forniscono alla mente l’impulso ad agire secondo le traiettorie prestabilite (sognate, desiderate, attese, pianificate a livello di affetti). Se la predisposizione a farne esperienza si radica nelle vicende che hanno evoluzionisticamente consentito la sopravvivenza della specie, la competenza emotiva, ovvero la capacità  di asservirne i processi al raggiungimento dei propri obiettivi, può sempre essere migliorata e perfezionata. La competenza emotiva non si sovrappone all’emotività, ma la include. Quest’ultima è definita dalla capacità di reagire agli stimoli e raffigura il processo più elementare nell’intricata vicenda degli affetti. Rappresenta l’intensità della risposta fisiologica e mentale ad un input e non va confusa con l’impulsività (la tendenza ad esprimere nel comportamento un’emozione, senza pensiero sulle conseguenze), né con l’ansia che elicita una reazione esagerata in una serie di situazioni.

L’emotività equivale quindi alla sensibilità e può manifestarsi come attivazione (fisiologica e mentale) più intesa a stimolazioni di più bassa intensità. Un certo grado di emotività può consentire di contattare più profondamente lo spessore dell’esperienza umana e forse di rappresentarla o comunicarla in modo più vivido, ma può costringere a investire maggiore sforzo nel tentativo di autocontrollo. Maggiore emotività significa più bassa soglia di attivazione a livello di sistema nervoso, maggiore reattività fisiologica, incremento della difficoltà a controllare i correlati somatopsichici delle emozioni, fino alla potenziale compromissione della performances. Il corpo è programmato a livello centrale per attivarsi di fronte a stimoli ad alta intensità, al fine di pianificare una risposta comportamentale funzionale alla sopravvivenza. Questa attività a doppio registro(somatico: automatico spontaneo come respirare; mentale:emozioni, sentimenti e pensieri che regolano il comportamento in modo  adattivo) consente quotidianamente agli esseri umani di soddisfare bisogni e perseguire obiettivi significativi.

A questi livelli, l’intensità della risposta è sempre determinata dal modo in cui interpretiamo ciò che accade. La presenza del pubblico, ad esempio, può attivare sistemi di paure legate al timore delle conseguenze di un proprio fallimento, al bisogno di approvazione, ai vissuti di inadeguatezza rispetto ad un compito. Interpretazioni di questo tipo amplificano la paura di ciò che ci apprestiamo a fare, incrementano l’attivazione fisiologica a livello nervoso e la traducono in una più ampia manifestazione “dell’agitazione” a livello del corpo, che a sua volta incrementa la paura e l’ansia, fino a livelli che possono interferire negativamente con il comportamento.

Attori, cantanti, musicisti, sportivi, insieme a quanti lavorano in ambiti che impongono l’esposizione pubblica di sé, si affidano spesso a tecniche ideate appositamente per ridurre l’attivazione emotiva innescata da questi timori. Il rilassamento neuromuscolare, il training autogeno, le tecniche immaginative sono state creare per bloccare l’attivazione spontanea del sistema nervoso in risposta a significati psichici minacciosi (azionandone la parte antagonista), al fine di ripristinare lo stato di calma utile a concentrarsi sul compito. Lo stesso risultato può essere raggiunto con tecniche psicologiche che sfruttano l’attenzione. L’attenzione funziona come lo zoom di una macchina fotografica: è un filtro selettivo programmato per mettere a fuoco lo stimolo su cui ci concentriamo o investiamo risorse cognitive e affettive in un dato momento. Se iniziamo un’esecuzione sentendoci inadeguati, lo zoom focalizzerà emozioni e pensieri del nostro mondo interno, amplificandoli a dismisura e creando la condizione fisiologica e mentale per l’assoluta deconcentrazione. Spostando l’attenzione sul compito, su ciò che devo fare, lo zoom escluderà gli altri aspetti del campo, verrà focalizzato l’obiettivo e tutto il resto rimarrà sullo sfondo senza interferire.

Anche in questo caso è l’addestramento a fare la differenza. La pratica quotidiana di una tecnica di rilassamento può allenare il sistema nervoso a reagire agli stimoli in modo prevalentemente controllato e prevedibile. I reparti militari speciali, ad esempio, sono soliti dedicare tanta parte della preparazione tecnica a esercitare il sistema nervoso ad adattarsi allo stress, ad esempio attraverso il tentativo di ricreare, il più realisticamente possibile, le condizioni “emotive”in cui avverrà la prestazione. Questo è anche il senso delle prove generali o preliminari prima di una rappresentazione pubblica. È sempre utile consentire a corpo e mente di familiarizzare con i fattori di stress di una data situazione, prima di affrontarla. La simulazione evoca l’importanza dell’esperienza nella gestione dell’emotività. È ovvio che un musicista che suona in pubblico per la terza volta sarà molto più condizionato dalle sue paure di un altro che ha all’attivo decine di concerti. È necessario mantenere un atteggiamento fiducioso e tollerante nei confronti della propria inesperienza, avendo a mente che anche la nostra emotività può essere allenata dall’abitudine.


Dott.ssa Katia Buonanno
Psicologa a Parma

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