

Il metodo come struttura e responsabilità
La psicoterapia non è una conversazione indefinita né uno spazio generico di ascolto.
È un processo clinico con una struttura, una direzione e una responsabilità condivisa.
Nel mio lavoro il metodo non è un'etichetta teorica, ma un'organizzazione concreta dell'intervento. Ogni percorso nasce da una valutazione approfondita e si sviluppa attraverso fasi riconoscibili, che consentono alla persona di orientarsi e comprendere cosa sta accadendo nel processo terapeutico.
Credo in una psicoterapia che unisca:
Questo significa che non applico un protocollo standardizzato indistintamente, ma non lavoro nemmeno in modo improvvisato o puramente intuitivo. Il metodo è ciò che garantisce coerenza e continuità nel tempo.
La fase di valutazione clinica
Ogni percorso inizia con una fase di valutazione strutturata.
Questa fase non è una semplice raccolta di informazioni, ma un lavoro clinico attivo che permette di comprendere:
Durante questa fase esploriamo non solo “cosa sta succedendo”, ma anche “come funziona” il sistema emotivo della persona.
Ad esempio, due persone possono presentare sintomi simili di ansia, ma:
La valutazione serve a distinguere questi livelli, evitando interventi superficiali o parziali.
Solo dopo questa fase è possibile definire un piano di lavoro coerente, che individui tecniche e metodi più efficaci per il problema.
Definizione degli obiettivi
Una psicoterapia efficace richiede obiettivi chiari.
Non significa fissare traguardi rigidi o prestazioni da raggiungere, ma individuare insieme:
In alcuni casi l'obiettivo è ridurre l'iperattivazione e stabilizzare il sistema emotivo.
In altri è lavorare su schemi relazionali ripetitivi.
In altri ancora è rielaborare un evento traumatico che continua a influenzare il presente.
La chiarezza sugli obiettivi aumenta il senso di direzione e riduce la percezione di smarrimento che spesso accompagna chi inizia un percorso.
L'intervento integrato
Il mio modello integra tre grandi dimensioni:
Comprensione psicodinamica
La formazione psicoanalitica mi consente di leggere i processi identitari nel loro sviluppo nel tempo.
Questo significa prestare attenzione a:
Questa prospettiva aiuta a comprendere la radice dei vissuti, evitando di lavorare esclusivamente sulla superficie sintomatica.
Struttura cognitivo-comportamentale di terza generazione
La seconda specializzazione in CBT di terza generazione ha arricchito il mio lavoro con strumenti orientati ai processi.
Intervengo su:
Le tecniche non vengono applicate in modo meccanico, ma integrate nel percorso.
Questo consente di lavorare attivamente sul presente, potenziando capacità concrete.
Psicotraumatologia ed EMDR
Quando la sofferenza è legata a un evento critico o traumatico, il lavoro richiede strumenti specifici.
L'EMDR permette di:
Non si tratta di “rivivere” l'evento in modo destabilizzante, ma di permettere al sistema nervoso di elaborare ciò che è rimasto bloccato.
Tecnologia come strumento, non sostituto
Integro, quando indicato, strumenti clinico-tecnologici, inclusa la realtà virtuale per protocolli specifici di esposizione e regolazione. La tecnologia non è un elemento spettacolare né una scorciatoia. È uno strumento operativo che amplia le possibilità di intervento, mantenendo centrale la relazione terapeutica.
Monitoraggio e consolidamento
Un percorso terapeutico non termina quando il sintomo si attenua. Il lavoro prosegue nella fase di consolidamento, che consente di:
L'obiettivo finale è che la persona sviluppi strumenti interni sufficientemente solidi da non dipendere dal contesto terapeutico e conseguire una stabilità nel tempo dei risultati conseguiti.
Una psicoterapia orientata alla stabilità
Non propongo soluzioni rapide o rassicurazioni superficiali.
Il mio lavoro è orientato a:
La psicoterapia è un processo che richiede tempo, partecipazione e responsabilità condivisa.
Ma quando è strutturata e coerente, produce cambiamenti profondi e duraturi.
Dott.ssa Katia Buonanno
Psicoterapia, Trauma e Innovazione clinica
Iscrizione Albo n. 7525
P.I. 02709280347